Ingredienti Mio-inositolo, Griffonia simplicifolia (DC.), baillon estratto secco al 98% in L-5-htp (5-irossitriptofano), vitamina B6.
Caratteristiche nutrizionali
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per 100 g
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per busta
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%RDA*
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| Mioinisitolo |
50 g
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4 g
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| Grifonia simplicifolia 98% L5-HTP |
2,2 g
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175 g
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| Vitamina B6 |
25 mg
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2 mg
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143%
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Modo d’uso: Una bustina al giorno prima di coricarsi.
Associazioni: Lietor, Armonium, Euritmia 1, Linea Psicophyt.
Avvertenze Tenere fuori dalla portata dei bambini al di stto dei tre anni. Contiene isomalto, pertanto un consumo eccessivo può avere effetti lassativi. Non eccedere la dose giornaliera consigliata. Il prodotto va utilizzato nell'ambito di una dieta variata ed equilibrata ed uno stile di vita sano.
Conservazione Conservare in luogo fresco e asciutto.
Formato 20 bustine da 8,0 g
Mio-inositolo
Rappresenta la maggiore forma attiva di inositolo a livello organico ed è vitale per numerosi processi biologici. L’assunzione media, con l’alimentazione, è di circa un grammo al giorno; esso è presente soprattutto nei cereali e nei legumi ma è anche contenuto in fosfolipidi di origine animale. Questa sostanza svolge attività relative all’attivazione dei recettori della serotonina, per cui, i suoi effetti positivi nella cura della depressione, degli attacchi di panico e dei comportamenti ossessivo-compulsivi, possono essere giustificati dal suo ruolo di precursore di secondo messaggero. Il mioinositolo infatti, viene metabolizzato in fosfatidil-inositolo, questo a sua volta viene trasformato in fosfatidil-inositolo-4,5 bifosfato, a sua volta precursore di almeno tre molecole che agiscono nel prezioso ruolo di secondo messaggero, entrando così in un ampio spettro di vie metaboliche. Il mio-inositolo viene assorbito a livello del tenue, metabolizzato nel fegato e distribuito nei vari tessuti dell’organismo attraverso la circolazione sistemica; attraversa agevolmente la barriera emato-encefalica. Numerosi studi hanno dimostrato la diminuzione del tasso di mio-inositolo nel liquido cerebrospinale in soggetti affetti da depressione. Il mio-inositolo è risultato essere efficace in molte forme patologiche in cui gli antidepressivi SSRI erano utili, perché provoca regressione della desensibilizzazione dei recettori della serotonina.
Griffonia (Griffonia simplicifolia (DC.) Baillon) semi
I semi di Griffonia sono particolarmente ricchi di 5-idrossitriptofano (5-HTP), il precursore endogeno della serotonina: il contenuto medio della droga, valutato con metodo HPLC, è circa del 10%. Dalla Griffonia simplicifolia si ricava inoltre un’agglutinina con cui si prepara un marker specifico per le cellule endoteliali vascolari (GSA-FITC – Griffonia Simplicifolia Agglutinin-Fluorescein Isothiocyanate) e vengono isolate altre lectine come la GSL I o BSL I e la GSL II o BSL II. La Griffonia simplicifolia è una pianta tropicale perenne tipica dell’Africa centrale e occidentale. Appartenente alla famiglia delle Leguminosae, è un arbusto legnoso e rampicante che cresce fino a 3 metri e presenta fiori di colore verdastro. La droga chiamata anche “fagiolo africano”, è costituita dai semi, dalla forma discoidale e di colore grigio-nerastro. Nella medicina tradizionale africana la Griffonia è utilizzata per trattare vari tipi di disturbi. La tradizione popolare utilizza inoltre non solo i semi, ma anche altre parti della pianta: le foglie vengono utilizzate per la cicatrizzazione delle ferite e il loro succo viene utilizzato per i disturbi renali, mentre il decotto degli steli e delle foglie è usato per fermare il vomito, nelle congestioni e come afrodisiaco.
Vitamina B6
La piridossina, il piridossale e la piridossamina (e i corrispondenti esteri 5’ fosfati tra cui il più noto è il piridossalfosfato) sono le forme con cui si presenta la vitamina B6. Tutte e tre sono derivati piridinici che si differenziano tra di loro per i diversi gruppi chimici che si trovano, rispetto all’atomo di azoto, in posizione para. La vitamina B6 venne scoperta nel 1935 quale fattore in grado di prevenire la pellagra sui ratti e venne così denominata in quanto fu il sesto fattore, appartenente al gruppo B, che venne descritto. Le forme della vitamina B6 sono stabili al calore soprattutto in ambiente acido, ma vengono decomposte dalla luce o da sostanze ossidanti. Sembra che l’assorbimento della vitamina B6 avvenga a livello del digiuno tramite un processo di diffusione passiva. Le tre forme della vitamina, tuttavia, si possono trovare negli alimenti sotto forma di esteri 5’-fosfati i quali vengono sottoposti ad un processo di idrolisi energia-dipendente. Dalle cellule dell’epitelio intestinale la vitamina passa nel sangue ove si può trovare legata all’albumina oppure all’emoglobina (in quest’altro caso si trova all’interno dei globuli rossi). Gran parte della vitamina viene depositata nel fegato, dove viene immagazzinata, previa fosforilazione e da esso viene rilasciata, in forma defosforilata e ceduta ai tessuti, dove viene rifosforilata. La vitamina B6 non immagazzinata viene eliminata con le urine dopo essere stata ossidata, da un’ossidasi dipendente da FAD, ad acido 4-piridossico. La piridossina viene trasformata in piridossale e/o piridossamina le quali, una volta fosforilate, costituiscono la forma biologicamente attiva della vitamina B6, funzionando come coenzimi. Le reazioni in cui queste due sostanze sono coinvolte, riguardano sia il metabolismo degli amminoacidi che di vari altri composti. Il coenzima si lega covalentemente all’apoenzima, formando una base di Schiff con il gruppo (epsilon)-amminico di una lisina che viene sostituito da quello del substrato. Il gruppo amminico viene poi utilizzato per diverse vie metaboliche a seconda dell’enzima coinvolto nella reazione. La vitamina B6 trova così coinvolgimento in diverse vie, tra cui: transaminazione o decarbossilazione degli amminoacidi, deaminazione ossidativa delle ammine, reazioni di racemizzazione, metabolismo del triptofano, con trasformazione dell’acido xanturenico in acido nicotinico, metabolismo lipidico, con trasformazione dell’acido linoleico in acido arachidonico e formazione degli sfingolipidi (evento importante per la produzione di guaine mieliniche), glicogenolisi, in quanto è il coenzima della glicogeno fosforilasi, sintesi di vari neurotrasmettitori, diminuzione dell’azione degli ormoni steroidei, per la sua capacità di legarsi ai loro recettori. L’aspetto che più ci interessa, però, è che la somministrazione contemporanea di vitamina B6 a dosi di 5 mg die o superiori, aumenta la decarbossilazione periferica del 5–HTP a serotonina, entrando quindi, a buon titolo, nel meccanismo che regola il tono dell’umore.